IL CULTO DELLA PERSONALITÀ NON MUORE MAI

20 marzo 2010
silvio imperatoredi Giambattista Maiorano - Nulla a che vedere con le favole della nostra fanciullezza. L’idea me l’ha data l’onorevole ministro Sandro Bondi nel corso della trasmissione otto e mezzo di qualche sera fa. In uno slancio di amorosi sensi, confessa all’intervistatrice e comunica agli italiani che lui, il vecchio sindaco toscano dell’agguerrito PCI, si è convertito prima a Forza Italia poi al PDL unicamente per Silvio Berlusconi. La brava Lilly Gruber di rimando chiede cosa farà il nostro uomo nel caso di ritiro dalla vita politica del Presidente del Consiglio.

La risposta, prima timorosa poi molto franca, è di quelle che fanno pensare. Non lo so, dice grosso modo Bondi, credo di fare la stessa fine, mi ritirerò.

Sconcertante per uno che con serafica posa parla al “popolo”, lo sprona all’amore, all’impegno, al civismo. Bello se non fosse tutto da gettare alle ortiche in assenza del capo.

Già il … Capo!

Una volta lo si faceva per Giuseppe il baffone, adesso per Silvio il divino, l’irraggiungibile, l’unto del Signore. Un Signore molto in fondo nella graduatoria dei valori e comunque dopo il capo.

Un Signore che forse manco esiste per cotanto gentil’uomo, ma che, non si sa mai, può venir buono a convincere qualche vecchietta che lo ripaga anche di qualche ave Maria.

Sta a vedere che, da mio padre in poi, in tanti mi hanno preso per i fondelli. Tutti mi dicevano che ci si impegna perché è un dovere civico, perché è giusto partecipare alla costruzione della città, perché è doveroso realizzare il bene comune, perché … Cose in fondo che ogni tanto sento ripete anche all’onorevole Bondi e persino dal suo capo. Scopro, mio malgrado che no, sono balle, tutte balle. Anima e corpo, cuore e cervello devono battere per LUI, il divino.

Ci si impegna insomma in tanto in quanto SILVIO c’è.

Cos’è questa se non la traduzione contemporanea del culto della personalità? Vale ancora, almeno per i credenti, il “non avrai altro Dio fuori di me?” Il culto della personalità è un fenomeno umano che è stato è sempre sarà perché ha il suo fondamento in una condizione psicologica ed esistenziale che è eterna: un io smarrito, confuso, fragile, impotente proietta su un altro il proprio delirio di onnipotenza e nell’adorarlo partecipa dell’onnipotenza dell’altro; non accetterà mai il minimo dubbio sulla potenza redentrice dell’altro perché per lui sarebbe come privarsi della spina dorsale, ripiombare nell’impotenza.

Mi torna alla mente il periodo 1968/1972. Ero allora impiegato presso l’ufficio ragioneria dell’Università Statale. Tempi duri quelli. La contestazione era in pieno svolgimento. Un giorno sì e l’altro pure all’interno del chiostro del Filarete e fuori in via Festa del Perdono, i seguaci dei vari movimenti, da quello studentesco di Capanna, Toscano, Cafiero e Liverani a Potere Operaio, a Lotta Continua, ai Marxisti Leninisti, non facevano altro che issare i loro cartelli con le gigantografie di Lenin, Stalin, Mao, Ho Ci Min, tutti invocati come divinità in terra e tutti ritenuti gli indispensabili salvatori delle derelitte masse popolari.

Per molti anni e ancora oggi, poche di quelle masse hanno fatto passi avanti. Gli dei protettori sono stati in gran parte dimenticati in polverose ed addormentate biblioteche. Dei vivaci sostenitori, una parte consistente, eccetto qualche raro esempio di tardo rivoluzionario in letargo, ha trovato rifugio in comode responsabilità borghesi e, da buoni intellettuali, nelle redazioni di giornali e TV in servizio permanente effettivo sotto l’ampia coperta protettiva del dio Silvio.

Il nostro bravo ministro è parte di questo stuolo? Nel ’68 era ancora poco più che un bambino, frequentava le scuole elementari. Ma, vista la sua successiva formazione e l’immediato successo politico all’ombra del centralismo democratico, sono costretto a pensare che il cambio di passo è stato come un gioco di prestigio. È solo cambiato il segno: da sinistra sinistra a destra destra e il gioco è fatto.

Tutti allineati e coperti come un solo uomo: evviva Silvio e meno male che Silvio c’è! Enorme è la sua forza di convincimento. È così forte Silvio da essere riuscito a fare diventare cultura la privazione delle intelligenze trapiantando nei suoi e in tanti italiani che amano nutrirsi delle sue mirabolanti parabole esclusivamente la sua. Diffusione del pensiero unico insomma. Tutti a guardarlo con occhi sbarrati e bocca a mezz’asta: un uomo da toccare, invidiare, imitare, un portento senza eguali.

Non mi resta che sperare nei vecchi saggi: chi troppo in alto va, cade precipitevolissimevolmente; un tempo che non si misura in giorni e forse neanche in anni, ma prima o poi, piuttosto prima che poi, non potrà che esserci il ritorno alla cruda realtà.
Fonte: Rino Pruiti, Assago Buccinasco Corsico Rozzano > IL CULTO DELLA PERSONALITÀ NON MUORE MAI

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